Distretto "Grandi Abbazie" PDF Stampa E-mail

Tra il Gran Sasso e la Majella, una forra battuta perennemente dal vento mette in comunicazione gli altipiani dell’Abruzzo interno con il litorale adriatico. Traversate dalle mulattiere degli Italici e poi dalla Via Tiburtina romana, le Gole di Popoli sono oggi percorse dalla ferrovia, dalla statale e dall’autostrada che collegano Roma e la costa tirrenica con Pescara.

Qui il Parco che tutela i Monti della Laga e il Gran Sasso confina con quello che protegge la Majella, la “montagna madre” della tradizione abruzzese. Alzando gli occhi verso il cielo, le rocce del Monte Picca e del Monte di Roccatagliata a nord ovest e quelle del Morrone a sud est segnalano che la natura selvaggia è vicina. Lasciandosi alle spalle le Gole, strade brevi ma tortuose portano a gioielli di natura come l’altopiano del Voltigno, circondato da fitte faggete, il canyon del Vallone d’Angri e la cascata del Vitello d’Oro.

 

Anche la storia è un richiamo importante per questi luoghi. Se la Majella, “il Libano di noi abruzzesi” di cui ha scritto Ignazio Silone, ospita gli straordinari eremi legati a Fra’ Pietro da Morrone, poi papa Celestino V, e ad altri uomini di fede, sul fondovalle e nel versante sud-orientale del Gran Sasso sorgono le più importanti abbazie dell’Abruzzo.
San Clemente a Casauria, la più famosa di tutte, emoziona il visitatore con gli eleganti bassorilievi dei tre portali e del portico, con la silenziosa eleganza dell’interno, con la ricchezza dell’ambone scolpito da frate Giacomo da Popoli e del candelabro per il cero pasquale ricavato nel Duecento da una colonna romana in granito. Fondata nell’871, l’abbazia fu devastata dai Saraceni nel 920 e dai Normanni nel 1076 e nel 1097, ed è stata ricostruita tra il 1176 e il 1182. Poco dopo vi fu redatto il Chronicon casauriense, un documento fondamentale per conoscere la storia dell’Europa medievale.
Occorre allontanarsi dal fondovalle per raggiungere la Badia di San Bartolomeo della Nora, fondata nel 962 e rifatta nei secoli XII e XIII, che conserva un severo portale architravato, un interno semplice e suggestivo e un bellissimo soffitto a mattonelle. Solo pochi ruderi circondati dai rovi, nei pressi di Villa Celiera, segnalano invece la presenza di Santa Maria Casanova, la prima abbazia cistercense dell’Abruzzo.
Agli escursionisti il versante pescarese del Gran Sasso offre itinerari molto diversi da loro, spesso piacevoli anche in primavera avanzata e in autunno, e non di rado torridi nel cuore dell’estate, che permettono di apprezzare ambienti di grande suggestione. Le grandi cime sono lontane da questi luoghi.
I richiami per chi cammina, in questa zona del massiccio, sono l’altopiano di pascoli del Voltigno, il selvaggio canyon del Vallone d’Angri, le bizzarre guglie dei Merletti e il selvaggio imbuto del Gravone, il canalone che incide il versante nord-orientale del Monte Camicia. L’area faunistica in territorio di Rigopiano consente di avvistare senza alcuna difficoltà i camosci, reintrodotti in questa parte del massiccio nel 1992.

(Tratto da www.gransassolagapark.it)

 

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